Il racconto del nipote Giancarlo che aspetta il risultato degli esami
Commosso il fratello Bernardino «Merito della caparbietà di Nicola»

Bernardino Pecoraro, unico dei cinque fratelli ancora in vita, Matteo l'ha sempre cercato per mari e monti. Oggi novantenne, ha sorriso e pianto di gioia quando il figlio Giancarlo gli ha comunicato che suo fratello Nicola, dopo anni di ricerche certosine, è riuscito nell'impresa che era fallita a lui, ai genitori e agli altri fratelli Pecoraro: Nicola, Gaetano e Giovannina. Bernardino non è in grado di rispondere al telefono e di esprimere la sua felicità. Ma, assicura il figlio Giancarlo, non vede l'ora di abbracciare Nicola, sacerdote salesiano, che ieri sera è tornato dall'Albania, dopo aver partecipato in prima persona al recupero di quello scheletro. «Certo, non siamo sicuri che si tratti dello zio Matteo, il
fratello di papà - spiega Giancarlo - Solo l'esame del Dna potrà confermarlo. Mio fratello Nicola è sicuro che sia lui. Lo speriamo anche noi, visto che per anni mio padre è stato tormentato dai dubbi e dalle angosce, come i miei nonni, per i quali Matteo era disperso». La storia sembra rubata alla penna di uno sceneggiatore. Un soldato salernitano scompare nel nulla nel 1941. Poi si viene a sapere che è morto durante una cruenta battaglia, ma dei suoi resti, nemmeno l'ombra. A ritrovarli sarà, sessantadue anni dopo il nipote parroco, che, per esaudire il più grande desiderio del padre anziano, scartabella per mesi tra ritagli di giornali e libri storici, ma anche tra vecchie cartoline e lettere e risale a quel paesino che dista chilometri e chilometri da Tirana. «L'anno scorso mio fratello decise che doveva andare di persona in Albania - racconta Giancarlo - Si fece accompagnare da un suo confratello di Napoli e partirono per la capitale. Da qui, dopo aver fittato una jeep, percorsero centinaia di chilometri tra le campagne, fino ad imbattersi in prossimità del luogo della battaglia». Colpo di scena, perchè dopo mille ricerche i due sacerdoti hanno la fortuna di imbattersi in una anziana ottantenne che, quella battaglia nella quale morì il giovane Matteo, la ricordava purtroppo benissimo, dal momento che era costata la vita anche al suo bambino di soli due anni, raggiunto da una scheggia. «Mio fratello Nicola ci ha raccontato che è stato proprio grazie a questa donna se sono riusciti ad individuare il punto preciso della battaglia. E lì, scavando, hanno trovato questo scheletro. Il rinvenimento c'è stato lunedì. Poi, in questi giorni, hanno dovuto sbrigare tutte le pratiche necessarie al rimpatrio dei resti. Una volta a Salerno, lo scheletro sarà sottoposto all'esame del Dna, e poi confrontato a quello di mio padre Bernardino, l'unico fratello ancora in vita di Matteo. Se il Dna combacerà, allora non avremo più alcun dubbio: è il fratello di papà, Matteo, quello di cui abbiamo sempre sentito parlare, tra le lacrime, dai nostri nonni». (b.c.)